Cos’è il THC


Il Delta-9-tetrahydrocannabinol (Δ9THC) oppure Delta-9-tetraidrocannabinolo, comunemente chiamato THC, è uno dei più noti principi attivi della cannabis, cioè uno degli oltre 80 diversi cannabinoidi presenti nella pianta.
Il THC è famoso per essere la principale sostanza psicoattiva presente nella marijuana, e molto spesso viene erroneamente demonizzato e irrazionalmente temuto.

Quando consumiamo cannabis, sia fumandola, vaporizzandola, che ingerendola, questi cannabinoidi interagiscono con diversi recettori situati nel nostro cervello e nel resto del nostro corpo (che insieme formano il sistema endocannabinoide), provocando diversi effetti.

Interagendo con questi recettori, il THC produce varie reazioni nel corpo, causando sensazioni di euforia, rilassamento, gioia ed altro.

La trasformazione da THCA in THC

È essenziale ricordare che la pianta di cannabis allo stato grezzo/vivente, non contiene THC. Essa contiene invece THCA, o acido tetraidrocannabinolico, una sostanza non psicoattiva.

Durante il processo di trattamento ed essiccazione della cannabis, il THCA si trasforma lentamente in THC. Il calore velocizza il processo. Ecco perché riscaldiamo la cannabis (fumandola o bruciandola) per gustarne gli effetti.

Il THCA è un cannabinoide ancora ampiamente incompreso. Ad ogni modo, le ricerche indicano che potrebbe possedere un enorme potenziale terapeutico. Sarebbe infatti in grado di contribuire probabilmente al trattamento di artrite, cancro, malattie neurodegenerative, perdita di appetito e nausea.

Come interagisce il THC con il nostro organismo?

Quando consumiamo cannabis, le sostanze presenti nella pianta penetrano nel nostro flusso sanguigno, e si spargono in tutto il corpo. Qui interagiscono con speciali recettori dei cannabinoidi, i CB1 e CB2.

Questi recettori si trovano in tutto il corpo, tra cui cervello, spina dorsale, polmoni, reni, ed anche nel tratto gastro-intestinale, nel sistema nervoso centrale e in quello immunitario.

Tali recettori formano il sistema endocannabinoide (ECS). Esso collabora alla gestione di svariati processi fisiologici, come l’appetito, la gestione del dolore, l’umore e la memoria.

Il nostro corpo è in grado di produrre cannabinoidi autonomamente. Tali sostanze sono l’anandamide e l’arachidonoilglicerolo (2-AG), ed interagiscono con i recettori CB1 e CB2 di tutto il corpo.

L’anandamide, ad esempio, viene prodotta dopo l’esercizio fisico. Potrebbe essere responsabile delle sensazioni di euforia e della ridotta percezione del dolore che molte persone avvertono subito dopo un allenamento (in gergo tale sensazione viene chiamata “sballo del corridore”).

Proprio come l’anandamide e il 2-AG, il THC e gli altri cannabinoidi interagiscono con i recettori della cannabis presenti nel nostro organismo, e provocano varie reazioni associate all’utilizzo di cannabis. Spesso si utilizza la metafora del lucchetto e della chiave, nella quale i recettori nel nostro corpo sono i lucchetti, mentre le sostanze chimiche nella cannabis (o quelle prodotte dal nostro sistema endocannabinoide) sono le chiavi.

Effetti del THC

Quando il THC interagisce con i recettori dei cannabinoidi nel nostro organismo, provoca effetti diversi, sia a breve che a lungo termine.

È essenziale tenere a mente che il THC influisce sulle persone in modi molto variegati. In alcune persone può produrre sensazioni di calma e tranquillità, in altre invece può provocare ansia. Allo stesso modo, mentre alcuni individui lo considerano una ninna nanna per addormentarsi, per altri è una sostanza che rende nervosi ed agitati.

La ricerca non ha ancora scoperto con esattezza le cause di tali effetti sbilanciati. Il motivo potrebbe riguardare i processi biologici, diversi in ciascun individuo. Oppure, concentrazioni di THC diverse e una diversa interazione con gli altri cannabinoidi presenti nella cannabis.

Gli effetti a breve termine più frequenti provocati dalla cannabis sono:

  • Euforia
  • Rilassamento
  • Sedazione
  • Sollievo dal dolore
  • Problemi di memoria
  • Energia
  • Fame
  • Sonnolenza
  • Battito cardiaco aumentato
  • Secchezza delle fauci
  • Occhi arrossati
  • Percezione del tempo rallentata
  • Risate
  • Vertigini
  • “Couch-lock”, o sensazione di arti pesanti
  • Ansia/paranoia

Utilizzo terapeutico del THC

Non c’è dubbio che il THC possieda alcuni benefici terapeutici. Comunque, il dibattito sul potenziale terapeutico della marijuana (e del THC) è ancora aperto. C’è inoltre una grande necessità di condurre ulteriori studi su questo settore.

Recenti studi mostrano che il THC potrebbe avere effetti benefici per il trattamento di:

  • DPTS: Il THC sembra essere utile per alleviare alcuni sintomi legati al disturbo post traumatico da stress. Alcune ricerche eseguite in Brasile indicano che la sostanza è molto efficace nell’interrompere il rafforzamento contestuale di paure e traumi passati.
  • Dolore cronico: il THC ed altri cannabinoidi sembrano efficaci nell’alleviare il dolore cronico provocato da vari disturbi tra cui artrite e fibromialgia.
  • Glaucoma: L’unico modo per trattare il glaucoma è abbassando la pressione intraoculare (IOP). Alcuni studi condotti negli anni ’70 indicano che la cannabis potrebbe essere utile nel trattamento del glaucoma, in quanto è in grado di abbassare l’IOP nei pazienti.
  • Insonnia: Molti consumatori di cannabis, sia a scopo ricreativo che terapeutico, affermano di consumare cannabis subito prima di coricarsi, per conciliare il sonno.

Perché le piante di cannabis producono THC

I cannabinoidi presenti nelle piante di cannabis sono considerati metaboliti secondari. Ciò significa che non hanno alcun effetto sulla crescita e lo sviluppo della pianta stessa.

Il THC è presente in concentrazioni maggiori nei tricomi della pianta (i piccoli filamenti bianchi e appiccicosi che crescono sui fiori, le foglie e gli steli delle piante mature). Questi tricomi potrebbero svolgere un ruolo essenziale nella protezione della pianta di cannabis contro predatori, parassiti e insetti dannosi.

I tricomi contengono cannabinoidi e terpeni in concentrazioni più elevate. In questo modo contribuiscono a tenere alla larga animali ed insetti che potrebbero nutrirsi della pianta durante la fioritura.

I tricomi non sono presenti solo sulle piante di cannabis. La Dionea, o venere acchiappamosche, ad esempio, utilizza i tricomi per percepire la presenza di prede tra le sue foglie. Anche le piante di pomodoro possiedono tricomi sui fiori. Si pensa che alcune delle sostanze chimiche presenti nei tricomi siano repellenti per gli erbivori.

Fonte: Cannabis.info 

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